Federalismo, dopo il Sì sulla Casa si Avvicina lo Scoglio della Sanità

CORSERA NAZIONALE
Sezione: Idee & Opinioni
da pag. 039 del 05-08-2010

di Fabio Pammolli

Con l’ approvazione dello schema di decreto attuativo sulla nuova fiscalità dei Comuni, il Consiglio dei ministri ha dato impulso alla riforma federalista. La base dell’autonomia fiscale dei Comuni viene individuata nell’imposizione immobiliare, su proprietà, compravendite e affitti, responsabilizzando gli amministratori più vicini ai cittadini nel censimento delle unità e nel contrasto dell’ abusivismo e del sommerso.

Un passaggio di rilievo, non v’ è dubbio. Ma è nei prossimi mesi che si giocheranno le partite più impegnative. Si avvicina lo snodo della Sanità, che pesa per oltre il 75 per cento dei bilanci regionali. Le difficoltà sono prevedibili, per la tensione tra omogeneità degli standard di servizio, differenze di capacità fiscale tra le Regioni, disparità di qualità ed efficienza. Sarà necessario modificare le regole del gioco, gli strumenti e gli incentivi della politica economica e, nel contempo, innalzare la qualità delle amministrazioni centrali e periferiche.

Ancora oggi, il fondo sanitario è allocato sulla base di accordi tra le Regioni, con un’ opacità acuita dalla fragilità dell’impianto contabile di riferimento.

Uno studio del Cerm mostra che se nel 2009 il fondo sanitario fosse stato ripartito tenendo conto dei profili di spesa per fascia di età della popolazione e di un Benchmark dato dalle cinque Regioni più efficienti, si sarebbe realizzata una minor spesa per oltre 4 miliardi di euro.

Proprio perché si fa riferimento alla composizione della popolazione – ai fabbisogni e non alle differenze nelle capacità di gettito – risulta evidente quanto cammino rimanga da compiere per rendere sostenibile e condivisa la stessa perequazione tra i territori. Si annunciano resistenze forti all’ adozione di regole allocative semplici, oggettive, monitorabili dal centro e dai cittadini.

La posta in gioco è alta, e le nubi che si addensano sulla legislatura non inducono all’ottimismo.

Fabio Pammolli